Asbestos in the dock

the Eternit trial report, Torino (Italy)

Il processo di Torino e il potere di un sistema lobbistico mondiale

Quello che si aprirà a Torino il 9 Dicembre 2009 sarà il più grande processo penale sul tema del lavoro mai intentato in Europa.


Lo sarà per la vastità delle sue vittime, oltre 2600 quelle portate a giudizio. Ma sarà un procedimento importante anche per l'eccellenza degli imputati e per il tipo di reati loro ipotizzati. La richiesta di rinvio a giudizio del sostituto procuratore Raffaele Guariniello si riferisce infatti per la prima volta non a direttori di singoli stabilimenti o a quadri intermedi dell'azienda ma a coloro che all'epoca dei fatti erano i veri proprietari e massimi rappresentanti del gruppo Eternit: il magnate elvetico Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean-Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne.

I reati ipotizzati dal procuratore sono “disastro doloso” e “omissione dolosa di norme anti-infortunistiche”, crimini per i quali la legislazione italiana prevede pene detentive fino a 12 anni.


Stephan Schmidheiny e Romano Prodi nel 2000


L'accusa fonderà la sua tesi, tra le altre cose, sull'assunto che i vertici della multinazionale Eternit, a conoscenza del rischio amianto, abbiano organizzato un vero e proprio sistema lobbistico per mantenere la produzione amiantifera più a lungo possibile. Il sistema di pressioni che esiste ancora oggi soprattutto in Canada e Russia, era molto attivo anche in Europa fino agli anni '80. Gli anni '70, epoca d'oro della produzione di amianto in Europa, furono un momento cruciale della strategia delle lobby dell'amianto.


L'idea di fondo delle lobby amiantifere si basava sulla convinzione che, se il bando dell'amianto era presto o tardi inevitabile in Europa, si poteva comunque cavalcare il periodo di dismissione dell'uso della fibra, facendosi esecutori della volontà politica di cambiamento. L'influenza della lobby sulla politiche nazionali e le problematiche tecniche e legislative riuscirono così a far dilatare il periodo della transizione dall'amianto ai suoi sostitutivi per oltre 20 anni, garantendo grandi benefici economici a tutti i produttori associati nella lobby. La Comunità Europea ha messo al bando l'uso dell'amianto in tutti i suoi stati membri solamente nel 2005.


La storia della lobby dell'amianto è emblematica del modo di operare delle lobby industriali, cartelli di industrie affini che, al di là dei loro interessi individuali, si uniscono per influire sulle decisioni di governi e istituzioni. Fin dalla fine degli anni '20, tutte le industrie del comparto amiantifero si organizzarono per proteggere il proprio profitto e fronteggiare le emergenze sanitarie, riuscendo a ritardare il processo di abbandono della fibra fino quasi ai giorni nostri.


Negli anni 1929-1930, quando gli effetti patogeni dell'amianto erano già largamente noti, l'industria mondiale dell'amianto era già riunita in un cartello, le Società Associate d'Industrie Amianto-Cemento (SAIAC) .
Fin dal 1930 le società appartenenti alla Quebec Asbestos Mining Association erano consapevoli dei rischi derivanti dall'esposizione all'amianto dei minatori e dei lavoratori del settore tessile ma, come i processi giudiziari hanno poi dimostrato, hanno deliberatamente occultato le informazioni mediche e scientifiche sul pericolo dell'amianto per proteggere i propri prodotti.


La conferenza di New York del 1964, presieduta dai dottori Irving J. Selikoff e Jacob Churg, ha segnato una pietra miliare nella diffusione della conoscenza del pericolo: in seguito alla pubblicazione degli atti del convegno è emerso un consenso scientifico sul problema della nocività dell'amianto. Selikoff si è impegnato a segnalare questi pericoli al mondo industriale, tenendo conferenze e pubblicando relazioni, Il suo studio è stato citato in numerose pubblicazioni scientifiche successive. Tutto ciò ha fatto sì che egli sia diventato per gli industriali “un uomo pericoloso” .
Alla conferenza internazionale delle organizzazioni di informazione sull'amianto tenutasi a Londra alla fine di novembre del 1971, gli industriali dell'amianto elaborarono una strategia comune. Il presidente, M.F.Howe, della Asbestos Information Committee di Manchester, consigliò ai colleghi di collaborare alla elaborazione, allora in corso, di una legislazione più rigorosa: «È il modo più semplice di ostacolare misure energiche e di orientare la regolamentazione».


La lobby dell'amianto e quella delle sigarette collaboravano con la stessa agenzia di pubbliche relazioni, Hill and Knowlton. «I produttori di amianto hanno concretizzato al 100% ciò che si erano prefissi durante quella conferenza», spiega Jean-Paul Teissonnière, avvocato delle vittime dell'amianto francesi. «La nuova regolamentazione introdotta nel 1977 in Francia è stata meno rigorosa di quella britannica del 1966. Le associazioni di vittime britanniche hanno chiamato la nostra legge “licenza di uccidere”».


Negli incontri SAIAC organizzati a livello europeo dai responsabili belgi e svizzeri di Eternit, l'ordine del giorno prevedeva sempre il tema “amianto e salute”. Nell'ottobre del 1979, i rappresentanti delle aziende presenti decisero: «Appare necessario investire pesantemente per sostenere la lobby dell'amianto a vari livelli in Europa, di fronte ai lavoratori, ai sindacati, ai clienti e alla pubblica opinione. A termine, è nell'interesse dell'industria dell'amianto cercare prodotti di sostituzione, ma è essenziale che nessuna azienda rinunci all'amianto».


La posizione da adottare nei confronti della CEE è stata definita dai lobbisti nel febbraio 1981 a Bruxelles. La maggioranza dei partecipanti «hanno la sensazione che l'industria debba battersi per l'amianto in Europa. Le azioni devono cercare di coinvolgere i membri del Parlamento europeo nella nostra vicenda, soprattutto se ci sono stabilimenti di amianto nei loro distretti elettorali. Occorre inoltre condurre azioni per dinamizzare la fiducia dei committenti [architetti, studi di consulenza, amministrazioni pubbliche] e di quanti utilizzano prodotti a base di amianto» .


lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato, attivo dal 1906 fino al 1986



Le diverse strategie lobbistiche sono passate dalla dissimulazione del pericolo alla negazione delle evidenze scientifiche, dalle pressioni sulle istituzioni alle campagne di promozione del prodotto. La segretezza dei dati e delle informazioni interne all'azienda è stata ed è una delle caratteristiche principali del gruppo Eternit. Tutto ciò non ha impedito tuttavia la nascita e lo sviluppo, a partire dall'inizio degli anni '90, di decine di cause civili per il risarcimento dei danni alla salute dei lavoratori. Questo è avvenuto in molti paesi europei ed in Sudafrica.


A proposito dei Paesi Bassi, l'avvocato Bob Ruers, che ha assistito circa 1.500 persone negli ultimi quindici anni, racconta che «non è stato facile convincere gli operai della fabbrica ad agire. Essi lo sentivano come un attacco contro il lavoro nella loro fabbrica. Dopo molte insistenze, nel 1989, tre vedove di ex operai della fabbrica di Goor sembravano pronte a costituirsi contro Eternit. Ma l'azienda ha offerto loro un indennizzo ragionevole che le vedove hanno accettato». Da quel momento, le procedure si sono moltiplicate. Quasi ogni volta Eternit è costretto ad arrendersi.
«Nel 1999 - dice Ruers - Eternit ha perso così tante cause che è stata costretta a gettare la spugna e ha proposto una soluzione transattiva per gli ex-lavoratori, in modo da evitare i processi. Eternit paga i danni (un po' più di 48.000 euro) e un indennizzo per il danno materiale reale, che può eccezionalmente salire fino a 200.000 euro. Alcuni anni dopo, Eternit ha inoltre proposto un regolamento ai famigliari dei suoi ex-lavoratori».


AMIANTO NEL MONDO OGGI

Canada: l'elefante nella stanza. Brasile e Russia.


Alla luce di un passato tragico e di un futuro ancora drammatico, con la stima di 500mila vittime dell'amianto in Europa entro il 2029 , ci si aspetterebbe che la produzione di questa fibra assassina nel mondo fosse in costante, se non completa, dismissione. Ma non è così.


L'estrazione e la lavorazione dell'amianto nel mondo sono oggi in leggera crescita, grazie soprattutto alla richiesta di paesi in forte sviluppo come Cina e India.


Molti paesi ancora tollerare e persino promuovono l'uso dell'amianto: la valutazione del rischio per la società e per l'ambiente continua a rispondere più all'interesse economico degli investitori che al principio della sicurezza per tutti. Esistono dei luoghi del mondo, dove il conflitto tra interessi economici e disastro sociale e ambientale é più eclatante e visibile. E' ciò che accade in Canada, in Brasile ed in Russia.



Il Canada é l'elefante nella stanza, baluardo di un interesse anacronistico che in patria pochi si permettono ancora di sfidare. Il Canada é oggi l'epicentro di un dramma morale che dura ormai da un secolo: passato dall'essere il maggior esportatore mondiale alla fine degli anni '80, é ora il quarto produttore mondiale con l'estrazione di 220,000 tonnellate nel 2004, immettendone il 97% sui mercati dei paesi in via di sviluppo dove l'amianto non é bandito (Corea del Nord, Brasile,Tailandia, India, tra gli altri).


La “teoria dell'uso controllato” o “responsabile” dell'amianto fa ancora oggi proseliti in Canada ed é difficile trovare un dibattito aperto, anche all'interno della comunità scientifica, sul tema della nocività dell'amianto. Questa teoria si basa sulla convinzione che nei paesi in via di sviluppo esistano le tutele lavorative, sindacali e tecnologiche per ridurre la polvere dell'amianto sotto i livelli di guardia. Il governo inoltre sostiene che l'amianto canadese, crisotilo o amianto bianco, non sia particolarmente cancerogeno.


Dall'alto della proprio reputazione di paese occidentale rispettato e civile, il Canada può permettersi di promuovere il prodotto amianto con risultati che sarebbero impensabili se patrocinati da altri paesi. La lobby nazionale del crisotilo (Istitut du Chrysotile o Chrysotile Institute) é molto attiva nell'incoraggiare l'uso dell'amianto in quei paesi che ancora non dispongono di una legislazione in merito. Per ben due volte ha tentato per via legale attraverso il WTO (World Trade Organization) di fermare la messa al bando dell'amianto in Europa, entrata poi definitivamente in vigore all'inizio del 2005. Le istituzioni canadesi intervennero nel 1984 in Thailandia, contro la Francia attraverso il WTO nel 1996, in Sud Corea ed in Brasile nel 1997. Il Canada é intervenuto ben 120 volte in 60 paesi per fare pressione sulle istituzioni locali per mantenere la produzione amiantifera.


Ma sul fronte interno, resta il dato ufficiale che presso gli uomini del Quebec si registra il quarto tasso mondiale di incidenza del mesotelioma, mentre per le donne é la prima e più alta incidenza di malattia al mondo . Nonostante questi dati siano di pubblico dominio, la maggior parte dei sindacati del Quebec difendono l'attività estrattiva dell'amianto, in una battaglia paradossale dove l'orgoglio regionale prevale sul buonsenso.

Sarnia, in Ontario - dove si registra oggi un nuovo caso la settimana di patologia collegata all'amianto - é la prima comunità in Canada ad essersi mossa per chiedere al governo federale di fare un passo indietro nella sponsorizzazione della produzione dell'amianto . Anche in Canada qualcosa, forse, sta cambiando.


In Brasile, oggi quinto produttore mondiale e primo dell'America Latina, la produzione di amianto, importato ed estratto principalmente nella regione di Goias (nella fotografia la miniera di Cana Brava a Minaçu, proprietà della SAMA, una controllata dell'Eternit), ebbe un'incremento sostanziale nel decennio che seguì il golpe militare del 1964. In metropoli come San Paolo l'amianto ha preso le sembianze di manufatti onnipresenti e ben visibili, cisterne d'acqua, tettoie, tubature.


Nel paese latinoamericano il bando dell'amianto é locale; a livello nazionale il potere dell'industria amiantifera si impone ancora sulle scelte politiche nonostante la presenza di un importante movimento anti-amianto organizzato dal basso. A partire dal 2000, su spinta del sindacato e del partito vicino ai lavoratori, in sempre più municipi e regioni l'amianto é stato bandito.

Ma é poi accaduto che in molte occasioni il sistema lobbistico dell'industria amiantifera si sia preso le sue rivincite: come di recente nello Stato di San Paolo, con la sospensione della legge locale di messa al bando della fibra, nell'agosto 2007. In Brasile la situazione é ancora scottante ed è in elaborazione al governo federale la proposta di una nuova legge per la messa al bando dell'amianto in tutta la nazione.


Il bando nazionale della fibra era nell'agenda del presidente Lula fin dall'inizio del suo mandato nel 2003, me si é poi trasformato in un campo di battaglia politico lacerante, determinando la totale stasi del governo. Molta dell'incertezza politica che ancora condiziona la posizione ufficiale del Brasile, è frutto del risultato del lavoro dell'Istituto del Crisotilo, IBC, un organizzazione lobbistica nata dal gemellaggio con il Canada e con il suo Istitut du Chrysotile. L'IBC raccoglie il fronte dei maggiori attori pro-amianto: i sindacati dei lavoratori dell'amianto (CNTA), le imprese che lo estraggono e producono (Eternit/SAMA in testa), istituzioni ed esperti regionali.

In Brasile l'Eternit opera da diversi decenni, con un giro d'affari che oggi si aggira intorno ai 430 milioni di reais (200 milioni di euro circa). L'azienda, di capitale interamente brasiliano, è coinvolta in azioni di pressione politica attraverso il finanziamento di candidati “amici”, poi eletti al parlamento federale.

Il pericolo amianto é acuito inoltre dal proliferare di migliaia di piccole aziende di trasformazione dell'amianto, per un comparto industriale che conta complessivamente circa 200.000 addetti. La difesa di questi posti di lavoro è, insieme al profitto, la causa di maggior stimolo per l'empasse che il paese vive da anni nella transizione verso il bando della fibra assassina.


Il caso della Russia è ancora più eclatante.


Insieme al Canada, la Russia è stato il maggior estrattore d'amianto del XX secolo
, con estese cave nella regione dei monti Urali, attive già dal 1889. La Russia diventò il primo paese estrattore di amianto nel 1975, con una costante crescita fino al 1989. La produzione di amianto russo crollò negli anni '90, in seguito al disfacimento dell'Unione Sovietica, per poi tornare a grandi livelli produttivi dopo l'introduzione del capitalismo. Nonostante la Russia e il Kazakistan insieme producano oggi circa la metà dell'amianto mondiale, nessun dibattito sulla pericolosità della fibra ha mai accompagnato la sua sua escalation industriale. In seguito al bando della Comunità Europea, la Russia di Putin ha instaurato una commissione di esperti per indagare la materia, ma il loro lavoro si è risolto nel 2002 con una inappellabile difesa dell'amianto. La posizione ufficiale della Russia è perciò di difesa protezionistica della propria produzione parallelamente ad un'operazione internazionale mirata alla pressione su sindacati e opinione pubblica per la diffusione dell'amianto bianco.

La più grande cava d'amianto del mondo, Uralasbest, si trova sul versante orientale della catena degli Urali centrali, ad 80 km dalla città di Ekaterinburg. Il giacimento, che si sviluppa per una lunghezza di 11 km, fornisce circa 1 milione di tonnellate di prodotto all'anno, un quantitativo tale da soddisfare, oltre al fabbisogno interno, la domanda estera in una quarantina di paesi.


Le condizioni di lavoro non contemplano precauzioni per proteggere i minatori dalle fibre. Ad Uralasbest nessuno crede che l'amianto possa nuocere e nulla sembra muoversi in Russia per una messa la bando dell'amianto. Si prevede che la riserva di Uralasbest garantisca la produzione, con i ritmi attuali, per oltre 140 anni circa.


Ad un paio di settimane dall'apertura del grande processo di Torino all'Eternit, si può intuire che l'importanza del procedimento penale, al di là dell'evidenza dei suoi numeri e dell'importanza dei suoi imputati, risieda proprio nella possibilità di monito che questo può avere. L'esito di un precedente penale di rilevanza internazionale potrà servire da indicazione per quelle situazioni internazionali dove un bando dell'uso dell'amianto non è stato ancora imposto.


In un quadro globale di forte mondializzazione dei processi produttivi, sembra chiara la tendenza a socializzare i rischi d'impresa, mentre non va di pari passo la condivisione dei benefici economici e delle tutele.

Sarebbe l'ora di mostrare che la responsabilità sociale delle imprese non è solo un concetto astratto, ma un dovere etico individuale e collettivo da esportare insieme alle merci, in tutto il mondo.

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Tags: Eternit, lobby, trial

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A French résumé of our field report from the courtroom is weekly published on the Andeva website

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Feb 13th, 2012. English translation of 1st instance sentence, short version (6')

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The film Dust, the great asbestos trial is a feature documentary on the trial and the state of the art of asbestos ban in the world. Read more about it.

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