Asbestos in the dock

the Eternit trial report, Torino (Italy)

FIELD REPORT - day #35 Timeline of the historical knowledge of asbestos hazard

 

 

 

recording of the hearing #35 - 3h 4min

 

Una compagnia Usa nel lontano 1918: «Lavorano l'amianto? Non assicurateli!»

Seduta iniziata con l’audizione di Luigi Mara e Bruno Thieme, consulenti tecnici di parte civile (ALLCA, Associazione lavoratrici, lavoratori chimici affini e Medicina Democratica).

Mara e Thieme si sono soffermati sulla «evoluzione delle conoscenze scientifiche relativa alle proprietà tossiche e cancerogene dell’amianto», e una volta di più è emerso come da decenni siano chiari gli effetti cancerogeni dell’amianto, effetti ignorati e mistificati – secondo le tesi dell’accusa – dall’Eternit.

 

Una relazione incisiva

Una relazione - quella di Mara - concisa, precisa e piena di riferimenti storici che ha preso le mosse dai primi morti a causa delle lavorazioni dell’amianto, databili al 1890, per arrivare ai giorni nostri.

Mara si è soffermato su un episodio già ricordato in aula, quello che vide la British Asbestos - nel 1906-1907 - trascinare in Tribunale il direttore del Canavese perché aveva scritto sulle troppe morti dei lavoratori di una fabbrica che utilizzava amianto. Venne assolto ribadendo la nocività dell’amianto. Una lunga storia di studio e attenzione che porta in Francia e nel Regno Unito dove si registrano morti nella manifattura da amianto già alla fine dell’Ottocento, e poi - ancora - in Inghilterra nei primi del Novecento.

«Nel 1918 una compagnia di assicurazioni americana sconsiglia di assicurare sulla vita i lavoratori del settore amianto», e dal 1927 si usa il termine «asbestosi»; dal 1930 nel Regno Unito si evidenzia la necessità di contenere le polveri ritenendola la prima e più importante misura preventiva. E dagli Anni Trenta se ne parla anche in Italia.

 

Il carcinoma polmonare

Anche per il carcinoma polmonare il «primo nesso di causalità viene descritto nel 1935 negli USA e in Inghilterra, e in Germania dal 1938 è considerato malattia professionale, indennizzato dal 1942», ha ricordato Mara. In Italia il nesso lo si stabilisce dal 1946, nesso dimostrato «in modo implacabile» da Doll nel 1955, mentre nel 1978 Selikoff evidenzia l’effetto sinergico di amianto e fumo.

 

Lo studio del 1964: mai sentito?

Per il mesotelioma il discrimine può senz’altro essere considerato lo studio di Wagner, mentre «nel 1964 in uno studio di Vigliani, Mottura e Maranzana in Piemonte e Lombardia svolto su 24.700 autopsie vengono identificate fra il 1944 e il 1963 879 asbestosi (di cui 830 in Piemonte). Singolare sentir dire che c’erano ancora incertezze», ha commentato Mara riferendosi alle tesi dei periti della difesa. Ma con la conferenza di New York del 1964 è universalmente accettato anche il nesso amianto-mestelioma.

Pesante il tributo pagato a questa patologia: 600 casi l’anno in Italia tra il 1980 e il 1983, che salgono a 900 ha detto il consulente di Medicina Democratica - per il periodo 1988-1997. Dove si è lavorato l’amianto i tassi di mortalità sono molto più elevati, fino a cinque volte la media nazionale. Più si è esposti, prima ci si ammala

In letterratura anche la questione della latenza, il periodo che passa tra l’esposizione e l’insorgere della malattia. I più esposti sono anche coloro che si ammalano prima, ha ricordato Mara. Così come per la questione dell’incidenza: maggiore l’esposizione, maggiore il numero di malati che si riscontra. Mara ha poi ricordato che nei propri studi, spesso citati in aula, Corrado Magnani ha evidenziato - relativamente ai cittadini - anche il nesso tra la vicinanza allo stabilimento e l’insorgere di malattie causate dall’amianto.

 

Il nesso dose-risposta

«Anche l’ACGIH una associazione privata di igienisti americani fortemente condizionata dalla grande industria ha messo in evidenza il nesso dose-risposta, vale a dire maggiore esposizione-maggiore rischio.Notizia singolarmente omessa dai periti della difesa», ha commentato Mara.

Mara ha infine ricordato che l’amianto è responsabile dell’incremento anche di altre forme tumorali come il cancro della laringe e delle ovaie, del colon e dell’esofago, annunciando che nei prossimi giorni depositerà una relazione dettagliata con tutti i riferimenti. Forti critiche da parte di Mara all’indirizzo di Chiappino, autore di un lavoro ampiamente disconosciuto nell’aula di Torino da tutti i periti della Procura e delle parti civili sia soprattutto per quanto riguarda la teoria delle fibre fini e ultrafini. Chiappino - ha detto - Mara aveva citato uno studio a sostegno della propria tesi, ma proprio in quello studio si evidenziava la presenza di fibre molto più grandi e si definiva «assai debole» la teoria delle fibre ultracorte e ultrasottili.

 

La seconda consulente

Altra relazione svolta da Donata Bellis, anatomo-patologa, che si è soffermata sul cancro al polmone in relazione all’esposizione all’amianto. Incidenza maggiore in Piemonte e in particolare nella zona di Casale e Valenza - ha sottolineato la ctu della Procura - che si è soffermata sull’effetto moltiplicatore del rischio comportato dal fumo, negando che debba esservi una asbestosi per attribuire il carcinoma all’amianto, rimarcando l’effetto dose-risposta e che tuttavia non esiste una soglia minima sotto la quale si può ritenere innocua l’esposizione all’amianto. La nuova documentazioneIn apertura di udienza gli avvocati Oberdan Forlenza e Roberto Nosenzo hanno depositato nuova documentazione per molte parti offese, allo scopo di dimostrare i danni subiti. Analogamente altri avvocati hanno presentato referti medici, certificati di residenza e tutto quanto atto a comprovare l’esposizione e i danni subiti o come lavoratori o come cittadini dalle parti civili di cui il difensore di De Cartier aveva chiesto l’esclusione dal processo. Documenti non tutti pertinenti l’elenco Zaccone, ma comunque orientati a dimostrare il disastro causato dall’amianto dell’Eternit.

 

Nel processo Eternit anche i casi delle malattie causate dall'amianto tra il 2008 e il 2010?

Il ricorso ai marcatori immunoistochimici è ormai una prassi consolidata, ma le prove comparative diagnostiche effettuate con i metodi tradizionali hanno dimostrato che il discostamento in termini di risultati è minimale, due o tre casi su una sessantina di diagnosi.

È uno dei passaggi della relazione dell’anatomo-patologo Pier Giacomo Betta, primario a Casale (dall’88 al ‘97) e poi ad Alessandria e con una ormai lunga esperienza nella diagnosi della patologie di malattie asbesto-correlate.

Betta, ctu per la Procura di Torino, ha ripercorso la storia della diagnostica del mesotelioma e ha spiegato che negli Anni Ottanta compare questa «mitizzata immunoistochimica», lasciando intendere che quel che conta è soprattutto l’esperienza del patologo, esperienza che in un’area ad alta incidenza di patologie come quella casalese conta in un certo senso almeno quanto il riscontro dei marker. Comunque non esiste una diagnosi esclusivamente immunoistochimica, occorre sempre anche ricorrere alle verifiche tradizionali. Betta ha poi sottolineato che per la prima volta da molti anni nel 2010 il trend dei casi di mesotelioma è in diminuzione, trenta casi contro ai 50 circa riscontrati ormai costantemente da anni.

Durante la relazione di Betta è emerso che possono essere messi a disposizione del tribunale anche i casi che si sono verificati tra il 2008 e il 2010, che andrebbero a completare il quadro definito con gli elenchi stilati dalla Procura nel capo di imputazione che si fermano all’ottobre del 2007.

 

Massimiliano Francia, Il Monferrato

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Tags: PUBLIC HEARING, expert, field report, trial

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A French résumé of our field report from the courtroom is weekly published on the Andeva website

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The film Dust, the great asbestos trial is a feature documentary on the trial and the state of the art of asbestos ban in the world. Read more about it.

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